Rettifica anche sui blog,
la rete grida alla censura
Permettere a tutti di esprimere la propria opinione diventa l'emblema del bavaglio all'informazione, almeno secondo giuristi e giornalisti online. Il Disegno di Legge sulle intercettazioni estende a tutti i siti Internet l'obbligo di pubblicare rettifiche, mettendo sullo stesso piano professionisti e semplici bloggers.
di Alessio Viscardi

Bisognerà stare attenti a quello che si scrive sul proprio blog personale e pubblicare - senza poter commentare - qualsiasi rettifica ci venga inviata. Questo, in sintesi, l’effetto che avrà sul web la fiducia della Camera al “ddl intercettazioni”. Ma il popolo di Internet insorge contro quello che viene definito un “bavaglio alla libertà di espressione” sancita dalla Costituzione.
Il maxi-emendamento, infatti, non si limita a disciplinare la pubblicazione di informazioni sui processi e l’utilizzo delle intercettazioni come strumento d’indagine. Ma impone una stringente normativa a tutte le pubblicazioni online, professionali ed amatoriali.
Nel tardo pomeriggio del 10 giugno 2009, il disegno di legge proposto dal Ministro Alfano passa il voto dei deputati. 325 quelli favorevoli - tra cui tutta la maggioranza e parte dell’opposizione - e 246 contrari. Due gli astenuti.
Magazine online e siti Internet, ma anche blog usati come diari personali, hanno ora l’obbligo di pubblicare la rettifica, per intero e senza commenti, eventualmente inviata tramite e-mail dai soggetti che non concordano con quanto scritto. La pubblicazione deve avvenire entro 48 ore dalla richiesta e deve avere lo stesso rilievo grafico e la stessa possibilità di accesso della “notizia” a cui fa riferimento.
Si tratta dell’estensione ai contenuti online di quanto prevede la legge sulla stampa per l’editoria tradizionale. Tale estensione modifica quanto precedentemente sancito dalla legge 62 del 2001, la quale prevede che soltanto le testate telematiche registrate in tribunale siano sottoposte agli obblighi di verifica e rettifica delle informazioni che pubblicano.
L’approvazione del ddl scatena la polemica a Montecitorio, ma è sul web che il dibattito prende vita e si arricchisce dei commenti di giuristi e bloggers preoccupati. Patrono della libertà di parole sul web si fa Google, che pubblica un articolo in cui mette sotto esame i punti critici della normativa.
Secondo il colosso dell’informatica, il ddl non distingue le testate ufficiali da quelle amatoriali. La definizione utilizzata - “siti informatici” - mette sullo stesso piano i contenuti pubblicati dai privati cittadini, frutto della propria libertà di opinione, e quelli di testate vere e proprie che lavorano sul web e che devono rispondere agli stessi criteri di quelle tradizionali.
Questa “infelice scelta lessicale” viene sottolineata anche dalla giurista Elvira Berlingieri, che inoltre mette in evidenza come i siti web - soprattutto quelli amatoriali - sono privi di un responsabile dei contenuti. Quotidiani e riviste hanno firme e direttori responsabili che rispondono legalmente degli illeciti commessi a mezzo stampa. Sul web la questione è molto più complicata, in quanto non esiste alcun obbligo normativo che renda il titolare del sito responsabile anche dei suoi contenuti.
Il popolo della rete si sente sotto attacco. Il ddl sulle intercettazioni arriva dopo le proposte di legge dell’Onorevole Carlucci e dell’Onorevole D’Alia, con cui il Governo si propone di estendere le pene per diffamazione e per l’apologia di reato anche ai siti web.
Se il Governo continuerà ad imporre norme così stringenti, gli utenti Internet si dicono determinati a migrare in massa su server e servizi di hosting ospitati in altri paesi. In questo modo diventerebbe più difficile per lo Stato controllare i contenuti ed intervenire su di essi. Dopo la fuga dei cervelli, potremo assistere alla migrazione dei blog.































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