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	<title>OltreQuotidiano &#187; Scienze e Medicina</title>
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	<description>direttore Paolo Paoletti</description>
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		<title>Torna il freddo per 10 giorni. Aprile 2012 il piu&#8217; brutto ultimi 20 anni!</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 09:07:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>p.paolopaoletti@libero.it</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Torna il freddo e gli italiani tirano fuori dagli armadi i cappotti, che avevano appena riposto: la colonnina di mercurio, infatti, è scesa su valori &#8216;quasi-invernali&#8217;. Ed è in arrivo una serie di perturbazioni della durata di 10 giorni, che porterà con sé piogge e temporali: la prima già a partire da questa sera. Le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Torna il freddo e gli italiani tirano fuori dagli armadi i cappotti, che avevano appena riposto: la colonnina di mercurio, infatti, è scesa su valori &#8216;quasi-invernali&#8217;. Ed è in arrivo una serie di perturbazioni della durata di 10 giorni, che porterà con sé piogge e temporali: la prima già a partire da questa sera. Le previsioni sono di Antonio Sanò del sito &#8216;ilmeteo.it&#8217; e di Edoardo Ferrara di &#8217;3bmeteo.com&#8217;. Sanò lancia un&#8217;allerta: una prima forte perturbazione sta per colpire tutte le regioni con piogge e temporali. &#8220;Piogge &#8211; precisa &#8211; sono già in atto sul Piemonte e sulla Liguria dove l&#8217;allerta maltempo scatterà nella serata di oggi (martedì, ndr)&#8221;. L&#8217;apice sarà nelle prime ore di mercoledì quando temporali violenti giungeranno sulla Toscana, sul Lazio e poi sulla Campania, mentre le piogge cadranno copiosissime al nord, soprattutto sulla Lombardia e sul Triveneto, con tanta neve a 800-1000 metri. Piogge anche sulla Sicilia e sul resto del centrosud. Dopo la pausa di giovedì, che vedrà le temperature risalire fino a 20 gradi sulle regioni tirreniche, &#8211; rileva Sanò &#8211; un mini-ciclone Mediterraneo investirà l&#8217;Italia da venerdì 13 pomeriggio con il fulcro in Sardegna.</p>
<p>Venti fortissimi, fino a 100 km/h, sono previsti sul canale di Sardegna mentre forte scirocco soffierà su Adriatico e Ionio. La sera soffieranno fortissimi venti di maestrale sul Tirreno e la Campania. Il mini-ciclone durerà per tutto il week-end con un notevole carico di piogge, temporali e nevicate anche a 1000 metri sulle Alpi. Maltempo su Sardegna, Sicilia e sul nordovest. Freddo e piogge &#8211; secondo Sanò &#8211; dureranno almeno fino al 20: è poi attesa per il ponte del 25 aprile una prima ondata di caldo &#8216;dal sapore estivo&#8217;. Per il sito 3bmeteo.com, dopo uno dei mesi di marzo più caldi dal 1800, il mese di aprile sarà ricordato come uno tra i più instabili e freschi degli ultimi 20 anni. Infatti piogge e temporali, seppure con brevi parentesi asciutte &#8211; sottolinea il sito &#8211; potrebbero proseguire non solo questa settimana, ma anche per la restante parte del mese. &#8220;Nelle prossime ore &#8211; spiega il meteorologo Edoardo Ferrara &#8211; un&#8217;intensa perturbazione inizierà ad interessare il Nordovest. Fronte che mercoledì attraverserà tutta l&#8217;Italia, portando piogge e temporali, anche intensi. Inoltre tornerà la neve sulle Alpi, anche abbondante, fin sotto i 1000 metri, dal Piemonte, alla Lombardia e fin sul Trentino&#8221;.</p>
<p>Si formeranno, secondo 3bmeteo, accumuli di pioggia fino a 4 volte il normale e piogge e temporali saranno particolarmente intensi su Toscana, Lazio, Emilia Romagna e Veneto. &#8220;Nei prossimi 5 giorni &#8211; rilevano al sito &#8211; si potrebbero raggiungere fino ad oltre 100-120mm su città come Firenze, Vicenza, Bologna, anche a Roma, quantitativi di pioggia che normalmente cadono in due mesi. Punte di 150-200 mm restano possibili&#8221;. Quanto alle temperature, si abbasseranno ancora soprattutto al nord, confermandosi sotto le medie del periodo, con neve a tratti ancora a bassa quota.</p>
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		<title>Il freddo polare viene dai ghiacci artici: dal 1979, più sottili del 30%.</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Feb 2012 17:28:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>p.paolopaoletti@libero.it</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La spiegazione delle nevicate sempre più abbondanti che imbiancano l’emisfero Nord e che questo inverno hanno raggiunto anche l’Italia è molto probabilmente nel progressivo assottigliamento dei ghiacci artici. A ricostruire il fenomeno che può essere considerato un veri e proprio ‘’motore’’ delle nevicate è un modello messo a punto fra Stati Uniti e Cina e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La spiegazione delle nevicate sempre più abbondanti che imbiancano l’emisfero Nord e che questo inverno hanno raggiunto anche l’Italia è molto probabilmente nel progressivo assottigliamento dei ghiacci artici. A ricostruire il fenomeno che può essere considerato un veri e proprio ‘’motore’’ delle nevicate è un modello messo a punto fra Stati Uniti e Cina e pubblicato sulla sulla rivista dell&#8217;Accademia delle Scienze degli Stati Uniti (Pnas).</p>
<p>Secondo il modello, elaborato dai ricercatori dell&#8217;Istituto statunitense di Tecnologia della Georgia e da quelli delll&#8217;Accademia delle Scienze cinese, la riduzione del 29,4% dei ghiacci artici in autunno registrata a partire dal 1979 provoca un&#8217;alterazione della circolazione atmosferica che spinge masse di aria polare verso i continenti. E le anomale precipitazioni nevose registrate in questi anni in buona parte di Nord America, Europa e Asia orientale, sarebbero strettamente legate al riscaldamento della regione Artica.</p>
<p>Analizzando i dati relativi allo scioglimento dei ghiacciai marini del Polo Nord, insieme a quelli che riguardano pressione, temperatura e umidità, i ricercatori hanno prodotto una serie di simulazioni matematiche dei cambiamenti climatici per il periodo compreso tra il 1979 e il 2010, evidenziando come la riduzione del ghiaccio abbia provocato l&#8217;indebolimento dei venti che soffiano dal Canada, attraverso l&#8217;Atlantico del Nord, verso l&#8217;Europa. </p>
<p>Questa diminuzione del flusso d&#8217;aria favorirebbe facili e frequenti incursioni di aria molto fredda, normalmente confinata al Polo, verso l&#8217;Europa provocando grandi aumenti delle precipitazioni nevose, come quelle avvenute in questi anni anche in Nord America.</p>
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		<title>Errore neurtini: resta valida la teoria di Einstein, la luce è più veloce!</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 09:02:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>p.paolopaoletti@libero.it</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un interruttore né acceso né spento e un orologio atomico non perfettamente calibrato: le misure che esattamente cinque mesi fa, il 23 settembre 2011, facevano battere ai neutrini la velocità della luce sono &#8220;disturbate&#8221; dalla presenza di queste due anomalie. Se una parte del mondo scientifico, la rivista Science in testa, non esita a parlare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un interruttore né acceso né spento e un orologio atomico non perfettamente calibrato: le misure che esattamente cinque mesi fa, il 23 settembre 2011, facevano battere ai neutrini la velocità della luce sono &#8220;disturbate&#8221; dalla presenza di queste due anomalie. </p>
<p>Se una parte del mondo scientifico, la rivista Science in testa, non esita a parlare di &#8220;errore&#8221;, le cose sono in realtà molto più complesse e la vicenda è tutt&#8217;altro che chiusa. &#8220;Come abbiamo avuto i nostri dubbi all&#8217;inizio, li abbiamo ancora. Abbiamo lavorato intensamente per cercare la causa di questa anomalia&#8221;, ha detto il fisico Antonio Ereditato, coordinatore della collaborazione Opera presso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell&#8217;Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). </p>
<p>Nel settembre scorso i dati che mostravano come i neutrini viaggiassero con 60 nanosecondi di anticipo rispetto alla velocità della luce avevano fatto discutere tutto il mondo.</p>
<p>Da un lato i dati suonavano come una contraddizione senza pari alla teoria della relatività di Einstein ed erano accolti come una possibile porta sul punto di aprirsi verso una nuova fisica; dall&#8217;altro erano accolti con una profonda diffidenza. Da parte di Ereditato e del suo gruppo di ricerca non c&#8217;é mai stato nulla di tutto questo: &#8220;nella totale e responsabile trasparenza e onestà &#8211; ha detto &#8211; presentiamo questi nuovi dati con lo stesso livello di dubbio con cui nel settembre scorso avevamo annunciato l&#8217;anomalia nella misura della velocità dei neutrini. Bisogna mantenere la calma perché nemmeno adesso abbiamo la certezza&#8221;. Una posizione condivisa dal direttore scientifico del Cern, Sergio Bertolucci, per il quale &#8220;la situazione resta aperta finché non ci saranno nuove misure indipendenti&#8221;. </p>
<p>Anche per il presidente dell&#8217;Infn, Fernando Ferroni, già in settembre i ricercatori &#8220;avevano detto che la misura rilevata era un&#8217;anomalia e che avrebbero cercato di capire se qualcosa non andava. Il fatto che adesso l&#8217;abbiano trovata va tutto a loro vantaggio: hanno mantenuto la parola&#8221;. A dire l&#8217;ultima saranno però ancora una volta i dati sperimentali.</p>
<p>La prima cosa che i ricercatori hanno fatto è stato quindi chiedere al Cern la disponibilità ad inviare ai Laboratori del Gran Sasso un altro fascio di neutrini, come quello che in settembre aveva permesso di rilevare misure sulla velocità. Questa volta, &#8220;il prima possibile&#8221; rilevano i ricercatori, l&#8217;esperimento sarà ripetuto senza alcuna interferenza da parte delle due anomalie, che nel frattempo sono già state corrette. A quel punto ci saranno elementi ulteriori per avvicinarsi a delle conclusioni. Ma la scoperta delle due anomalie, come ha rilevato Bertolucci, non cambia molto nella tabella di marcia della ricerca, che continua a prevedere come nei mesi scorsi la replica dell&#8217;esperimento negli Stati Uniti e in Giappone.</p>
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		<title>Scoperti nuovi anfibi: senza arti e coda. In India la specie fino a 1,5 m.</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 09:17:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>p.paolopaoletti@libero.it</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8216;Anfibi senza gambe e coda&#8217;. Trovata in India una nuova specie di cecilie, grazie al team degli scienziati guidati dal professor SD Biju. Alle cecilie, finora ritenute presenti solo in Africa, mancano completamente gli arti. Le specie più piccole somigliano a lombrichi, mentre le specie più grandi, con lunghezze fino a 1,5 m, assomigliano a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8216;Anfibi senza gambe e coda&#8217;. Trovata in India una nuova specie di cecilie, grazie al team degli scienziati guidati dal professor SD Biju. Alle cecilie, finora ritenute presenti solo in Africa, mancano completamente gli arti. Le specie più piccole somigliano a lombrichi, mentre le specie più grandi, con lunghezze fino a 1,5 m, assomigliano a serpenti. Gli scienziati hanno eseguito analisi del DNA dei campioni e confermato che si tratta di una famiglia completamente nuova. La nuova famiglia è stata nominata Chikilidae e le nuove specie, Chikila, derivato da Garo, una lingua tribale parlata nella regione del nord-est indiano.</p>
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		<title>Computer ascolta il pensiero: associati suoni-onde cerebro. E il linguaggio&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 16:23:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>p.paolopaoletti@libero.it</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Registrando le onde neurali potremo origliare le parole che una persona pensa! Sono state, infatti, decodificate le onde cerebrali collegate a certe parole. Lo studio condotto dalla University of California e pubblicato su PLoS Biology, in pratica associa i suoni di un discorso vero alle onde cerebrali ingenerate nel cervello di chi ascolta. Ipoteticamente un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Registrando le onde neurali potremo origliare le parole che una persona pensa! Sono state, infatti, decodificate le onde cerebrali collegate a certe parole. Lo studio condotto dalla University of California e pubblicato su PLoS Biology, in pratica associa i suoni di un discorso vero alle onde cerebrali ingenerate nel cervello di chi ascolta.<br />
Ipoteticamente un computer che legga le onde cerebrali di un paziente che non puo&#8217; parlare potrebbe tradurre in suoni cio&#8217; che vuole dire.</p>
<p>La centralina del linguaggio situata nel cervello si troverebbe in un&#8217;area diversa rispetto a quella immaginata finora: in una regione di circa tre centimetri piu&#8217; vicina alla zona frontale della corteccia, una distanza che nell&#8217;architettura del cervello equivale a diversi chilometri. La scoperta pubblicata sulla rivista dell&#8217;Accademia delle Scienze Americana (Pnas) si deve a uno studio coordinato da Josef Rauschecker, della Georgetown University e porebbe fare luci sulle origini del linguaggio.</p>
<p>Un cuore affaticato e malfunzionante, però, puo&#8217; portare al deterioramento anche del cervello infatti l&#8217;insufficienza cardiaca determina una riduzione della materia grigia in aree neurali importanti per le funzioni cognitive e la memoria, e quindi contribuisce al declino cognitivo dei pazienti. Lo dimostra una ricerca della University of Western Australia pubblicata sull&#8217;European Heart Journal che ha effettuato test cognitivi e risonanza magnetica del cervello a gruppi di pazienti con varie patologie.</p>
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		<title>Le Staminali contro la Peyrones: ok nel ripristino dei tessuti erettili.</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 18:48:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>p.paolopaoletti@libero.it</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Diventa possibile ricostruire il pene con l’aiuto delle cellule staminali. Lo dimostra uno studio internazionale coordinato dall&#8217;americano Wayne Hellstrom, della Tulane University di New Orleans, pubblicato sulla rivista dell&#8217;Accademia di Scienze Americana (Pnas). Il lavoro è stato condotto sui ratti, ma gli autori sono convinti che in futuro potrebbe dimostrarsi efficace anche nell’uomo, ripristinando la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Diventa possibile ricostruire il pene con l’aiuto delle cellule staminali. Lo dimostra uno studio internazionale coordinato dall&#8217;americano Wayne Hellstrom, della Tulane University di New Orleans, pubblicato sulla rivista dell&#8217;Accademia di Scienze Americana (Pnas).<br />
Il lavoro è stato condotto sui ratti, ma gli autori sono convinti che in futuro potrebbe dimostrarsi efficace anche nell’uomo, ripristinando la funzione erettile grazie alla rigenerazione dei tessuti danneggiati e contribuendo in questo modo a migliorare la chirurgia ricostruttiva del pene. Quest’ultima e’ spesso usata per trattare condizioni come la malattia di Peyronies, caratterizzata dalla crescita, spesso dolorosa, di placche in tutto il tessuto erettile dell&#8217;organo. </p>
<p>Nell&#8217;esperimento condotto sui ratti è stato utilizzato un tessuto prelevato dall&#8217;intestino dei maiali, chiamato submucosa intestinale e già usato in chirurgia per la ricostruzione di organi urogenitali, come la vescica. Il tessuto e’ stato pre-trattato con innesti di cellule staminali prelevate dal tessuto adiposo dei ratti. In particolare i ricercatori hanno ricostruito una guaina fibrosa (la tunica albuginea) che riveste strutture fondamentali perchà possa avvenire l’erezione, come i corpi cavernosi.</p>
<p>Così modificato, il tessuto adiposo dei maiali, è stato impiantato nei ratti e a distanza di otto settimane i ricercatori hanno osservato risposte significative rispetto a quelle riscontrate in un altro gruppo di ratti, sottoposto all’intervento di chirurgia ricostruttiva con le tecniche tradizionali. L&#8217;intervento basato sull’uso delle cellule staminali ha inoltre aumentato fino al 40% il diametro del pene dei ratti. </p>
<p>Le cellule staminali derivate dal tessuto adiposo hanno dimostrato anche di essere in grado di riparare il tessuto danneggiato, aumentando la differenziazione cellulare e stimolano il rilascio dei fattori di crescita cellulare. In questo modo hanno contribuito a ripristinare i tessuti erettili, migliorando il flusso di sangue e stimolando la produzione di ossido nitrico, vero e prorprio motore dell&#8217;erezione.</p>
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		<title>Nel 2100 uragani e tempeste faranno danni per 109 miliardi l&#8217;anno.</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 18:45:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>p.paolopaoletti@libero.it</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da qui al 2100 i danni provocati da uragani e tempeste tropicali aumenteranno esponenzialmente, fino a quadruplicare e raggiungere la cifra di 109 miliardi di dollari l&#8217;anno. Lo afferma uno studio pubblicato dalla rivista Nature Climate Change, secondo cui la maggior parte delle devastazioni riguardera&#8217; nord e centro America e Asia orientale. I ricercatori di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da qui al 2100 i danni provocati da uragani e tempeste tropicali aumenteranno esponenzialmente, fino a quadruplicare e raggiungere la cifra di 109 miliardi di dollari l&#8217;anno. Lo afferma uno studio pubblicato dalla rivista Nature Climate Change, secondo cui la maggior parte delle devastazioni riguardera&#8217; nord e centro America e Asia orientale. I ricercatori di Yale e del Mit di Boston hanno calcolato come variera&#8217; la frequenza, l&#8217;intensita&#8217; e la localizzazione degli uragani in questo secolo per effetto dei cambiamenti climatici. Una volta preparato un set di 17 mila tempeste &#8216;sintetiche&#8217; hanno verificato il loro potenziale distruttivo anche in relazione a come cambieranno nei prossimi anni gli scenari urbani, tenendo conto ad esempio dell&#8217;urbanizzazione crescente e della crescita demografica in atto in alcune zone. Il risultato principale e&#8217; stato che anche senza l&#8217;intervento dei cambiamenti climatici l&#8217;entita&#8217; dei danni provocati da questo tipo di disastri passera&#8217; da 26 miliardi di dollari l&#8217;anno a 56, solo per effetto della crescita della popolazione e del Pil delle aree che saranno piu&#8217; colpite. A questa cifra vanno aggiunti altri 53 miliardi di dollari di maggiori danni dovuti invece al riscaldamento globale: &#8220;Ne&#8217; i danni presenti ne&#8217; quelli futuri sono equamente distribuiti nel mondo &#8211; sottolineano gli autori &#8211; il danno futuro dai cicloni tropicali e&#8217; inferiore a 1 miliardo di dollari l&#8217;anno per Europa e Sud America, ed e&#8217; relativamente basso in Africa. Asia orientale e Nord America avranno l&#8217;88% dei danni perche&#8217; hanno sia il maggior numero di eventi sia le maggiori infrastrutture. Il danno cresce rapidamente in Asia e Centro America per la crescita veloce del loro Pil&#8221;.</p>
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		<title>Prime stelle cadenti del 2012: dalla mezzanotte tutti col naso all&#8217;insù.</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 13:25:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>p.paolopaoletti@libero.it</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Appuntamento per questa notte con le prime stelle cadenti del 2012. Se il tempo sarà bello, lo spettacolo è garantito fra questa notte e domani, anche se in Italia il picco è atteso per le prime ore del mattino, quando ci sarà ormai troppa luce per vedere le meteore. Tuttavia fin dalla mezzanotte le stelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Appuntamento per questa notte con le prime stelle cadenti del 2012. Se il tempo sarà bello, lo spettacolo è garantito fra questa notte e domani, anche se in Italia il picco è atteso per le prime ore del mattino, quando ci sarà ormai troppa luce per vedere le meteore.<br />
Tuttavia fin dalla mezzanotte le stelle cadenti non mancheranno e si potranno ammirare soprattutto allontanandosi dalle luci delle città. Ad offrire lo spettacolo sono le Quadrantidi, &#8216;figlie&#8217; dell&#8217;asteroide 2003 EH1 nato a sua volta da una cometa che si è &#8220;sbriciolata&#8221; secoli fa.<br />
In realtà queste meteore sono attive già da fine dicembre e andranno avanti fino a metà gennaio, ma il culmine è atteso all&#8217;alba di domani. Le Quadrantidi, spiega l&#8217;Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) devono il loro nome dal fatto che un tempo la costellazione usata come riferimento era quella del Quadrante, poi eliminata dalle mappe moderne: oggi la porzione di cielo interessata è quella di Boote e per questa ragione queste meteore sono note anche come Bootidi.</p>
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		<title>Avvistata particella di Dio al Cern di Ginevra: &#8216;scoperta&#8217; da due italiani.</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 12:29:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>p.paolopaoletti@libero.it</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La particella di Dio e&#8217; stata ‘’avvistata’’ da due esperimenti a guida italiana, condotti nel piu’ grande acceleratore del mondo, il Large Hadron Collider (Lhc) del Cern di Ginevra. L’annuncio è stato dato oggi a Ginevra, in un seminario organizzato dal Cern nel quale i responsabili degli esperimenti Cms e Atlas, gli italiani Guido Tonelli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La particella di Dio e&#8217; stata ‘’avvistata’’ da due esperimenti a guida italiana, condotti nel piu’ grande acceleratore del mondo, il Large Hadron Collider (Lhc) del Cern di Ginevra.</p>
<p>L’annuncio è stato dato oggi a Ginevra, in un seminario organizzato dal Cern nel quale i responsabili degli esperimenti Cms e Atlas, gli italiani Guido Tonelli e Fabiola Gianotti, hanno presentato i dati che individuano la massa della particella di Dio nell’intervallo di energia compreso fra 124 e 126 miliardi di elettronvolt (GeV), ciascuno con un margine di errore molto piccolo (compreso fra 2,5 e 3 deviazioni standard).</p>
<p>Tuttavia, secondo la comunita’ dei fisici, questo margine di errore non e’ ancora sufficiente perche’ si possa parlare di una vera e propria scoperta. E’ certo, comunque,  che la lunga caccia alla particella di Dio non e’ mai stata cosi’ vicina al suo obiettivo.</p>
<p>Adesso si dovranno innanzitutto combinare i dati dei due esperimenti e poi raccogliere ulteriori dati, in modo da raggiungere una statistica ancora piu’ significativa di quella attuale, che autorizzi a usare in modo inequivocabile il termine ‘’scoperta’’.</p>
<p>Mai come oggi, comunque, la teoria sulla quale si basa la fisica contemporanea, chiamata Modello Standard, e’ vicina a completare il grande puzzle che spiega la materia: con l’’avvistamento’ del bosone di Higgs sta per essere riempito l’ultimo tassello vuoto. Ma per i fisici l’avventura e’ tutt’altro che conclusa: comincia un’altra caccia, forse ancora piu’ appassionante, a particelle completamente sconosciute e finora hanno fatto avvertire la loro presenza solo in modo indiretto, come quelle che compongono l’invisibile e misteriosa materia oscura che occupa il 25% dell’universo.</p>
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		<title>Scoperto il fratello della Terra: è Keplero, il pianeta più simile al nostro.</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 09:11:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>p.paolopaoletti@libero.it</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Scienze e Medicina]]></category>

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		<description><![CDATA[Si chiama Kepler-22b il pianeta piu&#8217; simile alla Terra mai scoperto. Lo ha individuato la Nasa a 600 anni luce di distanza dalla Terra e si trova a una distanza dal suo Sole tale da poter avere acqua liquida, un raggio due volte e mezzo piu&#8217; grande e un anno di 290 giorni; sono le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si chiama Kepler-22b il pianeta piu&#8217; simile alla Terra mai scoperto. Lo ha individuato la Nasa a 600 anni luce di distanza dalla Terra e si trova a una distanza dal suo Sole tale da poter avere acqua liquida, un raggio due volte e mezzo piu&#8217; grande e un anno di 290 giorni; sono le caratteristiche che lo rendono il miglior candidato conosciuto per ospitare la vita.</p>
<p>&#8221;Questa e&#8217; una pietra miliare lungo la strada per trovare il gemello della Terra&#8221;, svela Douglas Hudgins, uno responsabili Nasa della missione Kepler, un programma per la ricerca di pianeti al di fuori del sistema solare. I ricercatori non hanno potuto ancora appurare se Keplero-22b abbia una composizione di genere rocciosa, come Terra o Marte, oppure gassosa, come Giove o Nettuno la sua individuazione e&#8217; un importantissimo passo in avanti verso la ricerca di pianeti simili alla Terra.</p>
<div id="content-corpo">
<p>&#8221;Siamo stati molto fortunati a identificare questo corpo celeste&#8221;, ha spiegato William Borucki, uno dei responsabili di Kepler al Centro di Ricerca Ames a Moffett Field, in California. &#8221;Abbiamo osservato il suo transito appena tre giorni dopo aver iniziato le osservazioni&#8221;. Lo strumento principale del satellite Kepler e&#8217; infatti uno sensibilissimo fotometro in grado di misurare le piccole variazioni della luminosita&#8217; delle stelle lontane causate dell&#8217;eventuale transito (e quindi parziale oscuramento) di possibili pianeti.</p>
</div>
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